Anna, Teresa e le Resistenti
Sinossi
La storia di Anna Magnani si intreccia con quella di Teresa Talotta Gullace, la donna originaria di Cittanova, in Calabria, che ispirò il film più celebre dell’attrice romana, “Roma città aperta”. Due personaggi le cui vite, senza incontrarsi mai, si unirono indissolubilmente. Il ruolo delle donne durante la guerra, la tragedia dell’occupazione di Roma, i bombardamenti, le vite di coloro che fecero grande il cinema italiano e il viaggio all’interno della memoria di un soldato italo-americano: una ricostruzione basata su eventi e testimonianze reali tra cinema, teatro e documentario.
Note di regia
Le motivazioni, le note di regia e lo sguardo cinematografico del regista che sottendono un film del genere vanno ricercate, da una parte, nel voler rendere giustizia alla memoria delle donne che hanno fatto la resistenza; dall’altra nella volontà di ricordare altre forme di resistenza, come quelle contro il latifondo, in cui hanno perso la vita altre donne, e quella contro la ‘ndrangheta. Anna, Teresa e le Resistenti parla di Storia e di storie, di donne soprattutto, con le vicende dei singoli che si rapportano con la storia di tutti, in particolar modo quella del ’44, a Roma e in Calabria. Credo che la riproposizione di un modo di raccontare cinematografico “collettivo”, partendo dalle storie di due donne che hanno vissuto dentro una propria “collettività” umana e urbana, possa contribuire a riproporre un modo di raccontare che non faccia leva soltanto sullo spettacolo tout court, in modo tale da consentire allo spettatore di riconoscere che la storia raccontata è anche sua, proponendogli un passato e un presente “coniugati”.
Crediti
Regia: Matteo Scarfò.
Sceneggiatura: Giovanni Scarfò
Produzione: Fondo Consiglio regionale della Calabria
Fotografia: Leone Orfeo
Fotografia II Unità: Davide Manca
Montaggio: Matteo Scarfò
Musiche: Giorgio Nottoli
Interpreti: Nick Mancuso, Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini, Antonella Civale, Liliana Massari, Antonio Tallura, Patrizia Furfaro, Marco Cassini, Alessandro Damerini, Alessandro Scaretti, Claudio Spadola, Alessandra Mortelliti, Paolo Turrà, Pietro Faiella, Vito Favata, Patrizia Ciabatta, Giovanni Andriuoli, Giuseppe Pestillo, Francesca Giorgini, Ottavia Bianchi, Maria Laura Caselli, Alessandro Londei, Marco Paparella, Gabriele Geri, Marco Grossi, Federico Giunti, Vincenzo Tallura, Domenico Diele, Alberto Melone, Simone Condomitti, Alessandro Casula, Daniela Macrì.
Durata: 86 minuti
Nazionalità: Italia 2012
Partecipazioni ai festival principali: Festival Internazionale del Cinema di Salerno 2010 (Menzione di Merito), ICFF Italian Contemporary Film Festival 2012
Quello che costruiamo non va mai via
Etica, resistenza, utopia: le città di domani raccontate dalla letteratura
Da sempre, dall’alba della civiltà, la città rappresenta il luogo privilegiato dell’utopia; ancora più che nel passato, oggi la città diventa una vetrina dell’intelligenza umana, il volto della civiltà, ed è facile intuire che la sua importanza crescerà ancora nei prossimi anni. Ogni previsione possibile indica che la civiltà del futuro sarà sempre più caratterizzata dalla vita urbana: già oggi le città ospitano metà della popolazione mondiale, e nell’affrontare il passaggio all’era post-industriale, post-capitalista, post-fossile, dovranno garantire un’elevata qualità della vita, ottimizzando al massimo le risorse per raggiungere la totale sostenibilità ambientale. Non c’è stata epoca storica in cui la vita urbana non sia stata al centro della speculazione utopica; cultura di massa, aumento della scolarizzazione e editoria tascabile – oltre ai movimenti politici socialisti – hanno messo all’ordine del giorno il concetto di utopia.
“Quello che costruiamo non va ma via” è una raccolta di testi che raccontano l’immaginario di alcune città future nella narrativa di fantascienza, in alcune visioni futuribili dell’architettura, nella pedagogia.
Franco Ricciardiello, nato a Vercelli nel 1961, scrive e pubblica fantascienza dal 1981. Ha pubblicato due romanzi su Urania, Ai margini del caos, vincitore del premio Urania nel 1998 uscito anche in Francia da Flammarion, e Radio aliena Hasselblad, nel 2002. Suoi racconti sono stati inclusi nelle antologie bestseller Millelire di Stampa Alternativa. Negli anni ottanta ha collaborato e diretto la fanzine The Dark Side. Più recentemente ha scritto anche gialli, vincendo nel 2002 il premio di narrativa poliziesca Orme Gialle e nel 2005 il premio Gran Giallo Città di Cattolica. Nel 2007 col romanzo Autunno Antimonio ha vinto il premio Delitto d’Autore.








